Dei fili, delle lampadine e del pensiero

Un tizio preme l’interruttore e la lampada si accende, ma quanto tempo impiega ad accendersi? trascurando il tempo necessario ai fenomeni fisici interni alla lampadina questo tempo è pressoché nullo.


E se l’interruttore si trovasse sulla Terra e la lampadina sulla Luna, quanto tempo passerebbe? passerebbe un po’ meno di un secondo e mezzo, perché l’azione compiuta dal nostro tizio si propagherebbe quasi alla velocità della luce.

Problema: il conduttore che compone il filo del nostro omino è composto di rame ed al suo interno ci sono solo cose fisiche… tutta roba dotata di massa, e noi sappiamo che le cose aventi massa non possono assolutamente spostarsi alla velocità della luce, tanto meno se immerse in un materiale denso come il rame.

Il primo tizio della storia a premere il primo interruttore per accendere la prima lampadina di tutto questo non sapeva niente; per lui esistevano solo le cose tangibili… ossia la pila, l’interruttore, il filo e la lampadina, non si poneva alcun problema riguardo al come diavolo facesse “la corrente” a spostarsi così in fretta.
Ossia questo utente primordiale aveva un difetto di comprensione legato alla limitatezza della scienza dei suoi tempi che gli faceva percepire i fenomeni in modo errato in quanto incompleto… un po’ come il rapporto fra la fisica newtoniana e quella del dopo Einstein.

Noi guardiamo i cervelli, li passiamo al microscopio e vediamo sinapsi e neuroni, li colleghiamo ad un elettroencefalografo e registriamo dell’attività elettrica, li danneggiamo e ci accorgiamo che si danneggia anche il pensiero (oltre al comportamento e magari le capacità motorie).

Ma quello che guardiamo, ingrandiamo, registriamo e misuriamo è ciò che fa accendere la lampadina o stiamo guardando, ingrandendo, misurando e danneggiando il filo?

12 thoughts on “Dei fili, delle lampadine e del pensiero”

  1. Quindi l’idea, scevra da qualsiasi tipo di logica ragionata, può condurre a risultati inaspettati che si sarebbero potuti realizzare soltanto posteriormente alla teorizzazione di qualcosa che, inizialmente, sarebbe stata da considerare come sconosciuta?

    1. Quindi noi stiamo guardando al fenomeno senza comprenderne appieno le cause perchè non abbiamo ancora cognizioni sufficienti a farlo.
      Ci troviamo nelle medesime condizioni di chi, schiacciando l’interruttore, non poteva andare oltre la comprensione del “puramente tangibile” perchè la conoscenza della sua epoca non prendeva in esame la possibilità che ciò che non si tocca potesse avere un effetto sul mondo tangibile.
      Più avanti nel tempo per spiegare l’azione a distanza delle onde elettromagnetiche si postulò il concetto del tutto sbagliato e fuorviante di “etere”, proprio perchè per la mente dei nostri bis-bis-bis nonni l’interazione fra il tangibile ed il non tangibile non era concepibile.

      Noi, guardando allhardware che compone le menti (biologiche, sintetiche o programmatiche è indifferente) siamo nella stessa condizione: guardiamo a ciò che possiamo toccare e misurare, ma non siamo ancora in possesso degli strumenti culturali indispensabili a cogliere appieno la natura del fenomeno “coscienza-pensiero”

      1. Quindi un circolo, sostanzialmente, vizioso in cui si trova chiunque abbia un’idea totalmente innovativa e che verrà teorizzata completamente, nel tangibile e nel momentaneamente intangibile, soltanto a posteriori.

        1. Alla fine uno dei tanti guardando al fenomeno comprenderà che non è tutto sotto gli occhi, ossia tutto direttamente sperimentabile e tangibile, e teorizzerà ciò che serve a farlo comprendere appieno.
          Quando questo avverrà la fisica e la metafisica troveranno finalmente un punto di unione ed anche concetti anti-fisici quali la telepatia e la sussistenza dell’io dopo la morte potranno essere considerati non più ostili alla fisica.
          Nulla può sfuggire alle Leggi della fisica, neppure la coscienza ed il pensiero… ed in fin dei conti neppure Dio (almeno come concetto); se qualcosa esiste ma sfugge è perchè la conoscenza è ancora insufficiente a darne una spiegazione razionale.
          Magari non completa, come nel caso di Dio, ma sicuramente razionale.
          Che è come dire che aver Fede è rivolto non a Dio ma all’inevitabilità del processo di comprensione totale.

          1. Azz.. qui siamo ai livello del “Il mattino dei maghi”.
            Parlando seriamente non concord che la fisica e la metafisica possano trovare in punto d’ unione: le vedo piu’ come due rette parallele che come tali, e contrariamente alla famosa frase di in politico italiano, non sono convergenti.
            Alla base della metafisica c’e’ il concetto di di ricerca della verita’ intesa come entita’ fine a se stessa; al contrario la fisica, anche quella teorica, si basa sulla ricerca in base a parametri naturali. Se vogliamo e’ lo stesso dualismo che I filosofi metafisici indicavano fra l’ intelletto e la ragione dove la prima era si propedeutica alla seconda ma restavano separate.
            Circa le connessioni fra metafisica e fede anch’ esse hanno la loro origine nei filosofi greci; se non ricordo male, sto attingendo a ricordi scolastici quindi molto lontani, Aristotele caratterizzava la metafisica come la scienza dell’ essere perfetto e quindi identificabile con Dio.

            1. Ma qui si tratta proprio della possibilità di superare il dualismo.
              Io mi sto chiedendo proprio se tale dualismo abbia un senso reale… una necessità di essere in quanto linea divisoria fra due due istanze realmente separate, o se piuttosto non dipenda dalla scarsa conoscenza che una parte del campo ha dell’altra.
              E’ ipotizzabile? io credo proprio di sì.
              Bada bene, questo non eliminerebbe la condizione di “totalmente altro” di Dio, ammessa e non concessa la sua esistenza, perchè sebbene il trovare finalmente un punto di incontro fra fisica e meta-fisica porterebbe alla comprensione dei fenomeni legati all’esperienza dei viventi, essa porterebbe sì come conseguenza ultima alla comprensione di Dio.
              Ma a differenza di ciò che concerne i viventi, per sua natura limitato e dunque spiegabile per intero, nel caso di Dio si giungerebbe comunque al puro stato di accettazione e di comprensione della sua esistenza come fenomeno ma nel modo più assoluto non di comprensione esaustiva del suo essere.
              Insomma, anche giungendo a fondere fisica e metafisica Dio permarrebbe comunque insondabile.
              A diventare comprensibili potrebbero essere i suoi meccanismi di interazione con la parte fisica e sperimentabile, ma non il suo essere ed i suoi scopi.

              1. Si ma la fisica e’ per definizione lo studio della natura intesa nel suo senso piu’ ampio; in altre parole lo studio dei fenomeni naturali ergo quantificabili ai quali si possono applicare dei principi che regolano e dimostrano l’ interazione dei medesimi.

                La metafisica, a parte la forzatura di usare la medesima per applicarla alla teologia come faceva Tommaso d’ Aquino, non sottosta’ e non e’ limitata dai sopradetti parametri ed e’ per questo che puo’ essere considerate propedeutica ma non assimilabile alla fisica.

                1. Quantificabile non significa visibile e tangibile. Quanto all’essere misurabile lo diventerà solo quando la teoria avrà gettato i presupposti per la costruzione degli strumenti necessari alla prova empirica.
                  L’umanità ha impiegato mezzo secolo per trovare il borsone di Hawking, quasi un secolo per le onde gravitazionali ed è ancora alla ricerca della materia oscura.
                  Ma verrà trovato tutto ciò che interagisce con quello che è immediatamente sperimentabile, sia esso a sua volta facilmente visibile come il martello che modella il ferro rovente o sfuggente come i fotoni, la coscienza ed il pensiero.
                  E una volta trovati e misurati va da sé che sapremo con certezza se vi è una prosecuzione dopo la morte.

  2. Tutto diventerebbe razionale e teorizzabile. Non si perderebbe però quella componente “aleatoria” che nutre l’anima piuttosto che il cervello (soprattutto nei momenti di stallo nel processo della creazione/teorizzazione)?

  3. La conoscenza é ancora insufficiente perché abbiamo una visione della realtà che richiede una grande agilità mentale, che ancora non siamo capaci ad usare… Non penso che il “sapere” ci possa portare a comprendere tutto ciò… Spero di no… Altrimenti che vita si vivrebbe se non ci fosse più nulla da scoprire?😉

    1. Come ho già detto ad Antonella, nulla è a costo, zero.
      Questo significa che ogni volta che la ricerca svela una parte precedentemente nascosta si perde un po’ di possibilità di immaginare e di sognare… è inevitabile.
      Manca ancora molto tempo a quando sapremo dare una risposta a tutto, risposta che potrà essere esaustiva come nel caso di coscienza e pensiero o solo parziale come nel caso di Dio.
      A quel punto cosa si farà? si proseguirà la ricerca in altri ambiti, ci sono ancora tante cose da scoprire e da comprendere appieno.
      In questo momento il grosso della capacità di investimento del mondo è concentrato sulla ricerca nel campo dei processi mentali, e l’effetto inevitabile sarà quello che ho scritto sopra.
      Più avanti a divenire importanti saranno altri settori ancora oscuri della conoscenza.

Lascia un commento